

Black Eyes - s/t (Dischord, 2003)
Io contro la dimenticanza. Ovvero: quei dischi che sono finiti nello scaffale in fondo a destra/sinistra/centro (un po' di par condicio di cui non si sentiva il bisogno), dove "in fondo a destra/bla bla bla" significa ad altezza piedi, ovvero dove l'occhio non cade e se cade è svantaggiato dall'astigmatismo. Finiscono lì tanti dischi del cazzo. Perchè i gusti cambiano. Perchè gli abbagli si prendono. Perchè si dà retta all' amico o al giornalista o all'amico giornalista in stato di ebbrezza o semplicemente diverso da te. Insomma, da me in questo caso.
Ma ci finisce anche tanta roba buona, perchè noi stolti che ancora compriamo dischi ne compriamo tanti e il posto nei nostri appartamenti da 50 metri è poco. Più che da noi sono abitati dal disordine, dal caotico cumulo di cataste di cd e vinili. Abbiamo chiesto aiuto al Dio Ikea e abbiamo speso per domare il caos, ci siamo improvvisati amanti del fai da te, abbiamo fatto i conti con quella vite mancante che non ti permette di finire il lavoro e bla bla bla. Basta con le cazzate.
Bene, oggi il fondo dello scaffale ha detto Black Eyes, primo disco, omonimo.
Dischord. Se non sapete di cosa sto parlando andate a leggervi IndieGossip o stronzate del genere che tanto non sentirò la vostra mancanza.
Beh, disco uscito in un momento sbagliato. Quando c'era il grande pentolone punk funk, quando cassa dritta e charleston in levare erano la nostra sbiadita quotidianità. Quando molte cose di qualità sono state accomunate ad altre per cui spendere la parola qualità sarebbe crimine da ergastolo.
Questo disco appartiene, per fortuna, alla prima categoria. Prodotto da Ian Mckaye, ascoltato adesso non ha perso quella furiosa potenza dei primi ascolti, un po' sbrodolona e un po' caciarona. Ma pur sempre figlia di roba tipo Pop Group (A pack of wolves, devastante) , Wire, Gang Of Four , This Heat (Day Turns Night sembra quasi un estratto di "Deceit"), Slits, The Fall etc etc. Diciamo, per intenderci, che potrebbero essere inquadrati come un incrocio malato tra i primi Liars (ma anche quelli del secondo disco ora che ci penso - "Yes I Confess") e i GoGoGoAirheart.
I riferimenti, a conti fatti, sono sempre quelli quando si parla di certe cose uscite soprattutto tra il 2002 e il 2005, però questo non vuol essere il voler trovare l'influenza copiata male, bensì un modo di inquadrare meglio la questione.
Chi li ha visti dal vivo parla di una performance violenta: due batterie, due bassi, una chitarra che non schitarra ma urla come una bambina terrorizzata. Le voci non sono certo la cosa più rilevante, ma poco importa. Tanto in mezzo al vortice si mischia tutto.
Disco notevole. Uscito, ripeto, in un periodo sfortunato.
Poco prima dell'uscita di "Cough", secondo disco della band (niente male!), la band annuncia lo scioglimento (e in quel disco non figura il chitarrista-cantante).
La storia della Dischord ha regalato altre storie del genere. Tipo Smart Went Crazy. E se non conoscere questo disco dei Black Eyes è un peccato, non conoscere "Con Art" degli Smart Went Crazy è roba da folli. Ve lo consiglio come se foste tutti i miei migliori amici e vi volessi un bene dell'anima.

0 commenti:
Posta un commento